Ciao a tutti, questo blog nasce con l'idea, forse utopica, forse stupida, di migliorare quello che ascolta la gente, o almeno fargli conoscere della musica nuova che probabilmente non avrebbe mai ascoltato, per questo motivo ci troverete dentro di tutto.

Come vedete contiene materiale scaricabile gratuitamente da alcuni server on line, io lo metto volentieri a vostra disposizione cercando di essere il più veloce e preciso possibile, tuttavia può essere che alcuni link scadano o non siano più validi. se succede basta che me lo diciate e cercherò di risolvere il problema al più presto possibile.

P.s. poichè per caricare alcuni dischi avro bisogno di un account premium, vi chiedo di cliccare sui banner pubblicitari ogni tanto, in modo di aiutarmi a comprarlo

A causa dei TOF di Blogger i link si trovano nei commenti

Siccome vedo che il blog vi piace e lo visitate volentieri, vi chiedo per favore di cliccare anche sui banner pubblicitari a lato per da far in modo che noi possiamo comprare un nostro dominio, con minori restrizioni di carattere legale, così che vi possiamo offrire un servizio sempre migliore.
A voi non costa nulla, ci mettete 2 secondi, ma x noi vuol dire già abbastanza.
Grazie mille

venerdì 18 novembre 2011

PROLET - INDIETROLL

Finalmente, dopo una lunga attesa, è uscito il primo Ep dei miei amici Prolet, di cui vi avevo già parlato lo scorso gennaio.


Si intitola Indietroll ed è autoprodotto in collaborazione con Andrea De Poi (Push Button Gently, Przevalski) che sia ha fornito loro supporto tecnico sia ha suonato le parti di batteria presenti.
Contiene ben 7 pezzi, non pochi per un Ep, tra cui una cover di "L'Egoista" dei sempre amati e fighissimi Zen Circus.
Beh penserete, i pezzi si assomiglieranno un po' tutti, i Prolet ascoltano gli Zen, faranno musica come loro. E invece no.
Ogni pezzo infatti è a se stante e pur seguendo un sentiero comune denota una vena artistica invidiabile.
I testi son ben scrittti, con un linguaggio non banale, e una parte musicale ricercata, che spazia dal folk rock italiano al sonorità più elettroniche agli anni '60-70, magari  non particolarmente ricca di suoni ma che ben si amalgama nel contesto, creando nel complesso un effetto finale di livello molto alto per una giovane band, sebbene apparentemente un po'semplice ad un primo ascolto.
Passando ad un'analisi più approfondita delle varie canzoni un merito particolare va alla title track Indietroll, che come sonorità ricorda un po' gli Zen circus ed ha un testo che non ha niente da invidiare a quelli del buon Appino per grado di lucida e ironica critica della realtà e della società odierna, intesa nel suo senso più puro, cioè parlando della vita di tutti i giorni.

Nel secondo pezzo del disco invece "Ho torto e marcio" il gruppo cambia completamente il genere, passando da un pezzo acustico a un suono che ricorda a mio avviso alcuni suoni elettronici anni 80-90 (e anche un po gli 883 in realtà, ma non stiamo qui a sindacare il perchè), figo perchè in parte inaspettato ma a mio avviso quello venuto peggio in tutto il disco, ma forse perchè la sonorutà non mi garba gran che.

Siccome non mi sembra giusto spiegarvi e commentare tutti i pezzi vi parlerò solo di un altro, il numero 4 dell'Ep, intitolato "Lezioni di anatomia", forse la mia preferita. Si torna a sonorità più consone alla band e abituali, più folk-rock, con un testo che ricorda in parte Elio e le Storie tese e in parte certo cantautorato italiano contemporaneo che va da Brunori S.a.s. a Dente.

Che altro dire, non voglio rovinarvi il piacere di ascoltare questa bella produzione, artigianale ma ben realizzata, augurando a questo giovane duo (trio) di poter esprimere la loro arte e far sentire la propria voce ad un pubblico sempre più vasto. Le carte secondo me ce le hanno tutte per emergere, quindi speriamo che la sorte sia dalla loro.
Buon Ascolto

P.S. potrebbe sembrare che questa recensione sia stata scritta per elogiare solamente il disco dei Prolet perchè amici, ma fidatevi che il disco spacca davvero. E parecchio.


Tracklist

1. Indietroll
2. Ho torto e marcio
3. Abbracciami
4. Lezioni di Anatomia
5. Speciale Per Me
6. La canzone del castagno
7. L'egoista (Zen Circus Cover)




Link: INDIETROLL
Streaming: ROCKIT



domenica 13 novembre 2011

Ane Brun - It All Starts with One (2011)


Ci sono quelle sere in cui non sai cosa fare e allora inizi a spulciare video per la rete, uno tira l'altro, e alla fine arrivi a uno che metti in loop e non riesci a smettere di ascoltare. A me è successo qualche mese fa quando ho trovato il video di una certa Ane Brun, classica ragazza norvegese (alta, bionda, robusta), cantare una della mie canzoni preferite di Bjork, “Joga”, davanti alla cantante stessa in occasione della sua premiazione per il “Polar Music Prize 2010”, in una performance davvero toccante (tant'è che alla fine qualche lacrima scende anche a Bjork). E allora ti metti a cercare informazioni e scopri che tale Ane Brunvoll ha già pubblicato 4 album in studio, 4 album live con annessi dvd e che è stata voluta da Peter Gabriel come corista per il suo ultimo tour. La curiosità sale e che fai a questo punto? Ovviamente ti compri il suo ultimo album uscito da poco e lo ascolti con molta attenzione.

“It All Starts With One” (uscito il 24/10 in Uk e il 1/11 in America, già al primo posto delle classifiche in Norvegia da settembre) è un album nordico, caldo nei toni ma allo stesso tempo freddo negli arrangiamenti minimali ma ottimamente studiati, come a ricordarci il paese di provenienza, grandi panorami freddi ma dove si può apprezzare con più piacere il calore di un fuoco dentro casa.

L'album, molto curato nell'aspetto ritmico che balza subito all'orecchio, si apre con una canzone (“These Days”) rappresentativa dell'intero lavoro, da cui si può capire che direzione ha intenzione di intraprendere l'artista lungo le 10 tracce che compongono il disco. Grandi ambienti, percussioni ipnotiche ma non invasive, tastiere di sottofondo ma soprattutto una voce piena, dolce e un po' malinconica. Nella seconda traccia “Words” compare un chitarra acustica, suonata rigorosamente da Ane (come su tutto il disco) a ricordarci la natura di musicista chitarra-voce della cantautrice. A seguire si trova poi “Worship”, secondo singolo che vanta una collaborazione con lo svedese José Gonzàles, dove le voci dei due cantanti si alternano e si sovrappongono a creare una piccola perla all'interno del disco. “Do You Remember” è il primo singolo estratto dall'album, per la sua vena più pop e “commerciabile”. 3 minuti e 12 secondi in cui la cantante ricorda un amore ormai passato e chiede all'ipotetico partner se anche lui ricorda “the stories I told you/ how I always said forever/ when you asked me to stay true”. Il tutto condito da un forte apparato ritmico (dal vivo reso con due batterie e la tastierista ai timpani) e un semplice basso che fanno egregiamente il loro lavoro (da notare la presenza della coppia First Aid Kit ai cori). A seguire “What's Happening With You and Him”, altro pezzo dai toni malinconici che ben si inserisce nella scaletta del disco. “Lifeline” è uno dei pezzi più dolci e intimistici del disco, forse il pezzo più bello, dove la voce di Ane viene accompagnata solamente da una chitarra, dove le batterie vengono lasciate da parte e il ritmo dell'intero album si spezza per un attimo di intensa delicatezza. Ma se pensavate che questo pezzo precludeva a dei toni più calmi vi sbagliavate, infatti, a seguire, la title track “One” non lascia spazio a troppi sentimentalismi. Ritmo serrato e melodie incalzanti stanno alla base di questo brano dove la bella Ane canta del tutto che proviene da qualcosa e da qualche parte (“stones from dust/ anger from fear / poetry from heartbeats/ revolution from dreams”). “The Light from One” ci fa iniziare il cammino verso la fine del disco e dove riprendono i toni un po' malinconici di un amore andato a male (“I'm holding your torch/ I won't hold it no more/ I'll need both hands/ to hold my own”). In “Oh Love” ritroviamo la chitarra acustica di Ane a fare da principale accompagnamento ad un'altra delicata canzone. Infine “Undertow” si apre con un pianoforte a cui si aggiunge la voce della cantautrice e pian piano altri strumenti in un crescendo sempre più intenso (“ Let me float/ lead me out to sea/ let me go/ let me rise towards the sky/ let me take the light/ let the shore disappear from sight/ I'm caught in your undertow”).
Che dire dunque? Un album di un'estrema dolcezza, da ascoltare in una giornata fredda, un po' malinconica, facendo attenzione a non farsi buttare troppo giù. Ane Brun con questo lavoro ha esplorato, pur rimanendo all'interno del “pop”, delle “tematiche sonore” molto interessanti e a mio avviso molto valide.
Da una parte la semplicità degli arrangiamenti quasi scarni che se ascoltati attentamente ne dimostrano la grande attenzione dedicatagli, dall'altra parte una grande cura nei particolari dei suoni e del tanto sopracitato apparato ritmico che fanno di questo album una vera perla da non farsi sfuggire.

E se finito l'ascolto del disco avete voglia di altri brani (e non avete voglia di far ripartire il disco dall'inizio), basta comprarsi l'edizione speciale a due dischi che contiene altri 8 brani (probabilmente esclusi dall'album vero e proprio) che per poco più di 10€ potete trovare su amazon.co.uk (pare che in Italia il disco non sia ancora uscito).Dunque come lasciarvi? Preparatevi un tè caldo, mettetevi sul divano in completa tranquillità e buon ascolto!



CD1:
01 – These Days
02 – Words
03 – Worship
04 – Do you Remember
05 – What’s Happening With you and him
06 – Lifeline
07 – One
08 – The Light From one
09 – Oh Love
10 – Undertow
CD2:
01 – Dirty Windshield
02 – Take it Slow
03 – One Last try
04 – Queen and King
05 – Du Grater sa Store Tara
06 – I Would Hurt a fly
07 – Another World
08 – Alfonsia Yelmar







LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...